Business plan

Qui il lavoro da fare è molto di più”.
 A quel punto capii che avrei dovuto lottare per non farmi fregare.
 Il citofono, quella mattina, emise il suo stridulo strillo alle 8.00, erano gli operai venuti ad installare i contatori dell’acqua. Li aspettavamo alle 9.00, io e Marina, cosa che ovviamente ci colse impreparati. Aprii il portone e andai in boxer e canottiera alla porta di casa, avevo il tempo di due piani di scale per ordinare le idee. L’unica cosa che riuscii a pensare fu che avrei dovuto cambiare lo squillo del citofono con qualcosa di meno cigolante ed aspro. Così era un chicco d’uva acerbo nel cervello.
 “Mi dicono che è psicologo, è raro vedere uno psicologo che tiene al fisico!”.
 Mi limitai alle buone maniere, “buongiorno, scusate.. vi aspettavo alle nove.”
 Mi spiegarono che alle 9.00 avrebbero tolto l’acqua, ma i lavori li avrebbero iniziati ora.
 Mostrai il bagno dove andava installato il contatore, andai in camera dove Marina ancora si stiracchiava nel letto, indossai un paio di calzoncini corti e “tranquilla, fai con calma”.
 Quando tornai da loro vidi il capo con un trapano elettrico tra le braccia, pronto a demolire la parete della doccia.
 Era Marco, il principale, titolare di una grossa ditta di ristrutturazioni. Qualcuno ricorda “Chi ha incastrato Roger Rabbit”? E le faine della squadra speciale del Giudice Morton, lo spietato e misterioso personaggio del film? Ecco, Marco era il capo delle faine: scanzonato, tentatore, subdolo.
 Paolo era il socio in seconda, alto, pelato, grandi occhi da rospo, un tipo tranquillo tutto sommato.
 E infine c’era Eugenio, l’operaio nato in Siberia e cresciuto in un parcheggio all’aperto in Moldavia.
 Il tempo di tornare in camera, vestirmi un minimo decente, e il prezzo dei lavori era salito di quasi il doppio.
 Secondo Marco, infatti, la panchina in muratura nella doccia doveva essere totalmente abbattuta, il contatore doveva essere messo fuori casa, sul balcone, e i tubi sarebbero dovuti passare attraverso la parete. Era il caso più difficile: secondo un’abile analogia di Marco, si trattava di un paziente molto raro, che invece dell’impegno canonico avrebbe richiesto molto più lavoro e quindi anche molti più soldi. Giustificò il costo maggiorato portando come prova la ricollocazione delle mattonelle nella doccia.
 “Quanto ti prendi per questa cosa?”. Era la domanda di Marco ad Eugenio, l’operaio moldavo che evidentemente si sarebbe dovuto occupare della mano d’opera. Eugenio, molto semplicemente, strabuzzò gli occhi e non proferì parola.
 Era chiaro che Marco non ricordava il preventivo fattomi il mese precedente durante il sopralluogo.
 “Non si preoccupi, in qualche modo faremo”, aveva detto.
 Ed ecco come: a questo punto batteva cassa, per una cifra totale di 750 euro.
 Duecento euro oltre il massimo dichiarato durante il sopralluogo.
 Preso decisamente alla sprovvista, chiarii fin da subito che non volevo spendere cifre eccessive per fare lavori superflui: ciò che mi interessava era un lavoro pulito e semplice, nient’altro.
 “La cosa più risparmiosa!”
 Già, non è italiano, me lo ricorda anche la linea rossa a zig zag di word, ora che sto scrivendo.
 Ma mi ero svegliato da appena 5 minuti e uno pseudo-estraneo minacciava con la punta d’acciaio di un trapano elettrico la panchina della mia doccia, chiedendomi in cambio 750 euro.
 “Economica! La cosa più economica.” Molto meglio.
 La giornata andò avanti tra miliardi di miliardi di minuscoli granelli di polvere e un fracasso da cantiere.
 Nel pomeriggio rimasi solo con Eugenio, tagliava le mattonelle nella doccia e la inseriva con magistrale precisione sul cemento appena lanciato nella parete. Diceva di conoscere un trucco per bere e, attenzione, non un trucco per bere senza star male, un trucco per bere, punto. Nel senso: riuscire ad ingurgitare più alcol possibile senza mostrare il minimo disgusto sul volto.
 E proprio qui, sul più bello, di nuovo l’acre e stridulo citofono squillò. Salì Marco che, tra barzellette ed altre chiacchiere, andava giustamente cercando denaro.
 Gli rammentai della somma precedentemente concordata e così la cifra di 750 euro mitigò verso acque più serene. Non credo si trattasse di timore verso la mia forma fisica, sebbene fosse per me fin troppo al centro della loro attenzione. Del resto erano in tre e inoltre, sebbene Marco fosse più basso di me, gli altri due erano ben piazzati. Piuttosto credo si trattasse di una trattativa al rialzo: se la cifra stellare viene accettata, allora tanto di guadagnato; altrimenti si scende fino a prezzi comunque alti, in questo modo il cliente è soddisfatto per lo sconto e l’incasso non è mai meno di quanto previsto.
 550 euro e l’impressione che sarebbe sceso ancora. Magari di altri 50, ma non sono fatto così.
 Era un prezzo ragionevole, del quale tuttavia, ormai, non mi sentivo soddisfatto. Era naturale chiedersi come mai fosse sceso così tanto. Forse la mia lotta era bastata solo in parte, forse alla fine era riuscito nel suo intento.
 Il trucco è buttare fuori l’aria d’un sol colpo, bere d’un fiato il cicchetto e sigillare la bocca, appena l’ultima goccia di vodka ha superato la soglia delle labbra. A questo punto bisogna aspettare qualche secondo, senza respirare. Poi, dal naso, prendere l’aria e farla uscire dalla bocca. Rigorosamente in quest’ordine: dentro dal naso, fuori dalla bocca. Per due o tre volte. 
 E il gioco è fatto.
 Morale: abbonamento chiaro, uguale per tutti.
  
 Sebbene avessi passato il resto della giornata a pulire, quella notte non potei chiudere gli occhi senza vedere polvere ovunque. In queste situazioni la cosa difficile è pulire evitando il più possibile di sporcarsi. 

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